Ci sono viaggi che portano lontano e poi riportano a casa con una nuova consapevolezza. La storia di Francesco Petrone, fondatore dell’azienda agricola La Spiga del Cervati, nasce proprio da questo percorso: partire, costruire il proprio futuro e poi scegliere di tornare alla propria terra per darle un nuovo valore.
Originario di Piaggine, nel cuore del Cilento, Francesco lascia il suo paese ancora giovanissimo per trasferirsi in Germania. Qui costruisce un percorso professionale importante, fatto di sacrifici, crescita personale e soddisfazioni economiche. Un’esperienza internazionale che gli permette di conoscere il mondo, sviluppare competenze e maturare una visione imprenditoriale.
Ma nel tempo cresce in lui una convinzione: il vero futuro poteva essere costruito proprio là dove tutto era iniziato.
Il ritorno in Cilento non è quindi un passo indietro, ma una scelta coraggiosa e lungimirante. Francesco decide di investire nella sua terra, recuperando un patrimonio agricolo fatto di paesaggi, tradizioni e antichi saperi.
Nasce così La Spiga del Cervati, un progetto dedicato alla coltivazione dei grani antichi del Cilento e alla creazione di una filiera completa, trasparente e sostenibile.
La terra come investimento per il futuro
Francesco acquista circa 25 ettari di terreno, tra seminativi e bosco, riportando vita e valore a territori che rischiavano l’abbandono.
Qui coltiva varietà di grano antico, custodi di biodiversità e memoria agricola. Sono semi che raccontano una storia millenaria, legata al rapporto profondo tra uomo e territorio.
La sua filosofia è semplice ma rivoluzionaria: produrre un alimento di qualità significa prendersi cura di ogni fase del processo, dal seme fino al prodotto finale.
Per questo Francesco sceglie di controllare direttamente tutta la filiera.
Il cuore del progetto: un antico mulino in pietra naturale
Uno degli elementi più preziosi della storia de La Spiga del Cervati è il recupero di un antico mulino di circa 200 anni, restaurato e riportato alla sua funzione originaria.
Non si tratta di un moderno mulino industriale con pietre agglomerate, ma di un vero mulino storico con macine in pietra naturale, capace di lavorare il grano rispettando i tempi e le caratteristiche del cereale.
La macinazione lenta permette di preservare maggiormente profumi, qualità e identità della farina, mantenendo vivo un sapere antico che rischiava di scomparire.
È un ritorno alla semplicità: il grano coltivato nei campi del Cervati incontra la pietra che per generazioni ha trasformato i cereali in alimento.
Dal campo al pane: una filiera corta e sostenibile
La filosofia di Francesco si completa nella fase della panificazione.
Il pane de La Spiga del Cervati viene prodotto attraverso una rigorosa lievitazione naturale, seguendo tempi più lunghi e rispettosi della tradizione.
Niente scorciatoie: il tempo diventa un ingrediente fondamentale.
Ogni pagnotta racchiude così il lavoro della terra, la cura del raccolto, la storia del mulino e la pazienza della lievitazione.
Ma il progetto ha anche un forte valore ambientale.
L’intera filiera del grano si sviluppa in un raggio di soli 7,7 chilometri: dalla coltivazione alla trasformazione, fino alla produzione del pane.
Un modello completamente diverso rispetto al percorso dei grani provenienti da filiere globali, che spesso attraversano migliaia di chilometri e numerosi passaggi prima di arrivare sulle nostre tavole.
La Spiga del Cervati dimostra che un’agricoltura sostenibile non significa soltanto produrre biologicamente, ma anche ridurre gli spostamenti, valorizzare le risorse locali e creare economia dentro il territorio.
Un pioniere del nuovo corso agricolo del Cilento
Oggi Francesco Petrone continua a guardare avanti.
Il recupero dei grani antichi non è per lui un punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova fase fatta di ricerca, innovazione e nuovi progetti.
La sua esperienza dimostra che anche nei piccoli borghi delle aree interne possono nascere imprese capaci di unire tradizione e futuro, memoria e tecnologia, radici e visione internazionale.
La storia di Francesco è la storia di chi ha scelto di tornare per costruire.
Perché coltivare un campo significa seminare biodiversità.
Recuperare un mulino significa custodire memoria.
Fare pane significa raccontare un territorio.
E investire nella terra significa coltivare il futuro.
Due domande a Francesco Petrone
Perché hai scelto di recuperare un antico mulino invece di affidarti ai moderni sistemi industriali?
“Perché volevo restituire valore alla storia e alla qualità. Il nostro mulino ha circa 200 anni e utilizza vere pietre naturali, non materiali agglomerati come spesso avviene nei sistemi industriali moderni. La pietra racconta un metodo antico, lento e rispettoso del grano. Recuperare questo mulino significa preservare un patrimonio culturale oltre che agricolo.”
Qual è il valore più importante della vostra filiera corta?
“La nostra forza è avere una filiera completamente locale: dalla coltivazione del grano alla produzione del pane percorriamo appena 7,7 chilometri. Questo significa meno trasporti, meno impatto ambientale e più controllo sulla qualità. In un mondo dove molte materie prime viaggiano per migliaia di chilometri prima di arrivare sulle tavole, noi dimostriamo che il futuro può nascere vicino casa.”
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